La Pitiriasi versicolor 

La Pitiriasi Versicolor è un disturbo molto frequente che colpisce prevalentemente soggetti tra i 20 e i 40 anni, indifferentemente maschi e femmine. 

Questa affezione è dovuta alla Malassenzia, un lievito saprofita della cute, presente nel 90 % degli adulti in particolare nelle zone seborroiche (grasse) come il petto, il dorso. il cuoio capelluto ecc. senza creare alcun sintomo. 

La Pitiriasi Versicolor non è contagiosa e non ha alcuna conseguenza se non il disagio estetico provocato dall’influenza che questo lievito può avere sulla produzione di melanina inducendo la comparsa di chiazze di colore diverso dalla cute normale

Cause e fattori predisponenti della Pitiriasi versicolor 

Alcuni fattori possono favorire e avere un ruolo favorente lo sviluppo eccessivo di questo lievito e di conseguenza dei sintomi :

  • clima caldo e umido
  • sudorazione eccessiva
  • cosmetici in grado di ostruire i pori della pelle
  • cambiamenti ormonali (tipici per esempio dell’adolescenza)
  • familiarità
  • pelle grassa 
  • debolezza del sistema immunitario

Come si presenta la Pitiriasi Versicolor

Le lesioni esordiscono come delle piccole macchie finemente desquamanti che tendono ad estendersi perifericamente e talvolta confluire formando delle chiazze più grosse.

Il colore delle macchie è variabile: giallo, bruno, rosa, salmone, rossastro, marrone chiaro o scuro. ( da qui il nome di Pitiriasi Versicolor).

Sulla cute abbronzata le macule diventano spesso bianche.

Le macchie della pitiriasi versicolor si manifestano prevalentemente sul tronco alla radice degli arti superiori ma anche il cuoio capelluto il viso la nuca il collo l’addome il pube e le cosce.

L’utilizzo della luce Wood (lampada a raggi ultravioletti ) permette di evidenziare tutte le aree in cui questo lievito è presente grazie ad una tipica fluorescenza tendente al verde.

Questo test è molto utile per distinguere la pitiriasi versicolor da altre affezioni dermatologiche simili quali l’eritrasma, la pitiriasi rosea di Gilbert ecc. 

Di grande importanza è inoltre una distinguere la pitiriasi versicolor dalla vitiligine; oltre all’ esame con la luce di Wood è bene considerare che:

  • La vitiligine si sviluppa in genere in modo simmetrico (su entrambi i lati del corpo, allo stesso tempo), mentre questo non succedere per la pitiriasi versicolor.
  • La pelle affetta da vitiligine ha di solito una consistenza normale, mentre le aree colpite da pitiriasi versicolor sono in genere leggermente squamose.
  • La vitiligine è più comune intorno alla bocca, occhi, dita, polsi, ascelle e inguine, mentre la tinea versicolor tende a svilupparsi su petto, pancia, schiena e braccia.

L’evoluzione della pitiriasi versicolor è cronica con periodi di remissione; le macchie possono scomparire d’inverno quando la temperature cala e ritornare in primavera o estate quando il clima è più caldo e umido..

Terapia della Pitiriasi versicolor

  • Detergenti antisettici e shampoo antimicotico ( il cuoio capelluto è un grande serbatoio di lieviti). Normalmente i detergenti vanno lasciati in posa per 5-10 minuti e poi risciacquati 3 o 4 volte alla settimana per 2 o 3 settimane. Questi prodotti sono utili anche in prevenzione utilizzati una volta alla settimana
  • Terapie locali. Si utilizzano in caso di forme contenute. Tra i principi attivi più prescritti troviamo il ketoconazolo, ciclopirox, clotrimazolo, miconazolo. Questi preparati vanno applicati due volte al giorno per alcune settimane secondo le modalità previste per ciascuno. 
  • Antimicotici oralie. Si utilizzano in forme estese e recidivanti. I principi attivi più comunemente prescritti sono il fluconazolo, ketoconazolo e itraconazolo. La terapia con questi farmaci è di breve durata, tuttavia può causare effetti collaterali indesiderati e interagire con altri farmaci. 

I cambiamenti della pigmentazione (colore della pelle) richiedono settimane o mesi per scomparire, anche se il fungo è stato debellato.

Consigli per pazienti affetti da Pitiriasi versicolor recidivante 

  1. Evitare i prodotti per la cura della pelle troppo grassi.
  2. Indossare abiti comodi ed evitate quelli più stretti.
  3. Proteggete la pelle dal sole. L’abbronzatura evidenzia la pitiriasi versicolor 
  4. Un eccesso di igiene personale potrebbe essere controproducente, soprattutto se costituita da frequenti docce calde (altera la fisiologica barriera cutanea ed inoltre l’ambiente caldo-umido favorisce sopravvivenza del lievito responsabile della pitiriasi versicolor).
  5. Utilizzo di detergenti antisettici e shampoo antimicotici settimanale può essere di aiuto a ridurre le recidive

Il Carcinoma Spinocellulare

Che cos’è il carcinoma spinocellulare?

Il carcinoma spinocellulare cutaneo, o carcinoma squamocellulare cutaneo è un tumore della pelle che si sviluppa dalle cellule squamose che compongono gli strati intermedi ed esterni dell’epidermide.

Il carcinoma spinocellulare cutaneo di solito non è pericoloso per la vita, anche se può essere aggressivo. Se non trattato, il carcinoma spinocellulare cutaneo può aumentare di dimensioni, invadere i tessuti circostanti e dare origini a metastasi sopratttutto linfonodali. 

Come si presenta il carcinoma spinocellulare?

Il carcinoma spinocellulare si manifesta più spesso sulla cute cronicamente esposta al sole, come il cuoio capelluto, il dorso delle mani, le orecchie o le labbra. Può tuttavia insorgere in qualsiasi parte del corpo, anche all’interno della bocca, sulla pianta dei piedi e sui genitali.

Il carcinoma spinocellulare può assumere diverse forme, tra cui:

  • Un nodulo rosso e fisso
  • Una ferita piana ricoperta da una crosta squamosa
  • Una nuova lesione o un’area rialzata su una vecchia cicatrice o ulcera
  • Una chiazza ruvida e squamosa sul labbro che può evolvere in una ferita aperta
  • Una ferita rossa o una placca ruvida all’interno della bocca
  • Una lesione rossa e in rilievo o una lesione simile a una verruca nell’ano o nei genitali:

Quali sono i fattori di rischio del carcinoma spinocellulare?

Questi fattori aumentano il rischio di carcinoma spinocellulare

  • Esposizione non protetta ai raggi ultravioletti (UV) del sole o dei lettini abbronzanti.
  • Sistema immunitario indebolito a causa di malattie o di alcuni farmaci immunosoppressori.
  • Storia di cancro della pelle, compreso il carcinoma basocellulare (BCC).
  • Età superiore ai 50 anni: la maggior parte degli SCC compare nelle persone di età superiore ai 50 anni.
  • Pelle chiara: Le persone con la pelle chiara sono a maggior rischio di SCC.
  • Genere maschile: Gli uomini hanno maggiori probabilità di sviluppare l’SCC.
  • Condizioni di sensibilità al sole, come lo xeroderma pigmentoso.
  • Infezioni croniche e infiammazioni cutanee dovute a ustioni, cicatrici e altre condizioni.
  • Precancerosi cutanee, tra cui la cheratosi attinica, la cheilite attinica e la malattia di Bowen.
  • Storia personale di positività al papilloma virus umano (HPV).

La prevenzione del carcinoma spinocellulare

  • Evitare il sole nelle ore centrali della giornata. 
  • Indossare la protezione solare tutto l’anno. Utilizzare una protezione solare ad ampio spettro con un fattore di protezione di almeno 30, anche nelle giornate nuvolose. Applicare generosamente la protezione solare e riapplicarla ogni due ore, o più spesso se si nuota o si suda.
  • Indossare indumenti protettivi. Coprire la pelle con indumenti scuri, a trama fitta, che coprano braccia e gambe, e indossare un cappello a tesa larga. È importante ricordarsi di indossare occhiali da sole che blocchino entrambi i tipi di raggi UV: UVA e UVB.
  • Evitare i lettini abbronzanti. I lettini abbronzanti emettono elevate quantità di raggi UV e possono aumentare il rischio di cancro della pelle.
  • Controllare regolarmente la vostra pelle e segnalare i cambiamenti al proprio medico. Esaminate spesso la vostra pelle alla ricerca di nuove escrescenze cutanee o di cambiamenti di nei, lentiggini, protuberanze e voglie già esistenti. 

Le complicazioni del carcinoma spinocellulare

Il carcinoma spinocellulare se non trattato può provocare la distruzione dei tessuti sani circostanti, la diffusione ai linfonodi o ad altri organi e, anche se raramente, può essere fatale.

Il rischio di sviluppare un carcinoma spinocellulare aggressivo può essere maggiore nei casi in cui il tumore:

  • è particolarmente esteso o profondo
  • coinvolge le membrane mucose, come le labbra
  • si manifesta in una persona con un sistema immunitario indebolito, come in chi assume farmaci anti-rigetto dopo un trapianto d’organo o in chi è affetto da leucemia cronica

Il carcinoma spinocellulare quando rivolgersi al Dermatologo

È importante rivolgersi a un medico specialista in dermatologia se si osservano cambiamenti nell’aspetto della propria pelle, come una neoformazione, il cambiamento di una lesione cutanea preesistente o la presenza di ferite che non guariscono.

La terapia del carcinoma spinocellulare

La terapia del carcinoma spinocellulare è primariamente l’asportazione chirurgica eventualmente affiancata dalla Tecnica di Mohs

L’asportazione deve sempre avvenire il prima possibile in quanto l’epitelioma spinocellulare può crescere velocemente, rendendo maggiormente invasivo l’intervento, ma sopratutto può diffondersi ai nei linfonodi e in altri organi .

Altre più comuni opzioni terapeutiche impiegate laddove la chirurgia non fosse applicabile sono:

  • Criochirurgia
  • Radioterapia
  • Terapia fotodinamica (PDT)
  • Farmaci topici: 5-fluorouracile (5-FU) e imiquimod sono creme o gel che possono essere applicati direttamente sulle aree della pelle interessate per trattare l’epitelioma spinocellulare superficiale con il minimo rischio di cicatrici. . Imiquimod attiva il sistema immunitario per attaccare le cellule cancerose, mentre il 5-FU è una terapia topica che prende di mira le cellule cancerose e precancerose.

Il Carcinoma Basocellulare

Che cos’è il carcinoma basocellulare

Il carcinoma basocellulare detto anche epitelioma basocellulare o basalioma è un tipo di tumore della pelle a basso grado di malignità e a lenta crescita che origina dalle cellule basali dell’epidermide. È il tumore più frequente in assoluto. Pur essendo un tumore maligno, la prognosi è eccellente e quasi mai si verificano metastasi linfonodali o ematiche. 

Come si presenta il carcinoma basocellulare

Il carcinoma basocellulare si manifesta come un’alterazione della pelle, ad esempio un’escrescenza o una ferita che non guarisce. Queste alterazioni della pelle presentano di solito una delle seguenti caratteristiche:

  • Un nodulo translucido di colore bianco perlaceo o rosa in persone con la pelle chiara. In persone con la carnagione scura il nodulo può apparire marrone o nero. Possono essere  visibili a occhio nudo dei piccoli vasi sanguigni che ricoprono o circondano la lesione. A volte la lesione può sanguinare o essere ricoperta da una crosta.
  • Una chiazza marrone, nera o blu – o una lesione con macchie scure – con un bordo leggermente rialzato e traslucido
  • Una chiazza piatta e squamosa con un bordo rialzato. Con il tempo, queste chiazze possono diventare molto grandi.
  • Una lesione biancastra simile a una cicatrice, senza un bordo chiaramente definito.

Come si fa la diagnosi del il carcinoma basocellulare

La diagnosi del carcinoma basocellulare è primariamente clinica. Il dermatologo conosce molto bene le varie espressioni cliniche che questo tumore può presentare.

dermatoscopia

In caso di dubbi il dermatologi si avvale inoltre di uno strumento “il dermatoscopio” che è in grado di fornire, con una procedura totalmente non invasiva, numerosi parametri strutturali microscopici aggiuntivi sufficienti a fornire una corretta diagnosi.

Principali fattori di rischio del carcinoma basocellulare

  • Esposizione cronica al sole. La maggior parte dei carcinomi basocellulari è causata dall’esposizione a lungo termine ai raggi ultravioletti (UV) della luce solare. Trascorrere molto tempo al sole o usare lampade abbronzanti aumenta il rischio di carcinoma basocellulare. Il rischio è maggiore se si vive in un luogo soleggiato o ad alta quota, dove ci si espone a una maggiore quantità di raggi UV. Anche le scottature solari gravi aumentano il rischio. 
  • Pelle chiara. Il rischio di carcinoma basocellulare è più elevato tra le persone che hanno lentiggini o si scottano facilmente o che hanno la pelle molto chiara, i capelli rossi o biondi o gli occhi chiari.
  • Aumento dell’età. Poiché il carcinoma basocellulare spesso impiega decenni per svilupparsi, la maggior parte dei carcinomi basocellulari si verifica negli adulti più anziani. Ma può colpire anche adulti più giovani e sta diventando sempre più comune nelle persone di 20 e 30 anni.
  • Una storia personale o familiare di cancro della pelle. Le persone che hanno già avuto un carcinoma basocellulare hanno una maggiore probabilità di svilupparne altri. Se si ha un’anamnesi familiare di tumori cutanei, il rischio di sviluppare un carcinoma basocellulare può aumentare.
  • Farmaci immunosoppressori. L’assunzione di farmaci che sopprimono il sistema immunitario, come i farmaci antirigetto utilizzati dopo un trapianto d’organo o per malattie autoimmuni, aumenta significativamente il rischio di carcinoma basocellulare.

Prevenzione del carcinoma basocellulare

Per ridurre il rischio di carcinoma basocellulare è consigliabile:

  • Evitare il sole nelle ore centrali della giornata. 
  • Indossare la protezione solare tutto l’anno. Utilizzare una protezione solare ad ampio spettro con un SPF di almeno 30, anche nelle giornate nuvolose. Applicare generosamente la protezione solare e riapplicarla ogni due ore, o più spesso se si nuota o si suda.
  • Indossare indumenti protettivi. Coprire la pelle con indumenti scuri, a trama fitta, che coprano braccia e gambe, e indossare un cappello a tesa larga. È importante ricordarsi di indossare occhiali da sole che blocchino entrambi i tipi di raggi UV: UVA e UVB.
  • Evitare i lettini abbronzanti. I lettini abbronzanti emettono elevate quantità di raggi UV e possono aumentare il rischio di cancro della pelle.
  • Controllare regolarmente la vostra pelle e segnalare i cambiamenti al proprio medico. Esaminate spesso la vostra pelle alla ricerca di nuove escrescenze cutanee o di cambiamenti di nei, lentiggini, protuberanze e voglie già esistenti. 

Quando rivolgersi al Dermatologo

È importante rivolgersi a un medico specialista in dermatologia se si osservano cambiamenti nell’aspetto della propria pelle, come una neoformazione, il cambiamento di una lesione cutanea preesistente o la presenza di ferite che non guariscono.

Come si cura il carcinoma basocellulare

A seconda della sede corporea, delle dimensioni , della tipologia e dell’età del paziente il dermatologo può scegliere tra numerose  strategie terapeutiche efficaci per  curare il carcinoma basocellulare, tra cui le seguenti  più comunemente

La Scabbia

La scabbia è’ un’infestazione causata da un acaro (Sarcoptes Scabiei ) capace di penetrare nella cute umana

L’acaro vive sopra e dentro la cute ed  è un parassita specifico dell’uomo non si nutre di sangue ma dei fluidi tessutali prodotti dalla sua azione di scavo.

Il parassita ha un colorito grigiastro (a digiuno), vive a temperature non inferiori a 31°C  non sopravvive fuori dal contatto del corpo umano per più di 24-36 ore

Si stima che si sviluppino circa 300 milioni di casi/anno nel mondo

L’acaro della scabbia è 10 volte più piccolo del pidocchio!! 

Scabbia e pidocchio

Chi è colpito da scabbia? 

La scabbia è riscontrabile in entrambi i sessi ed in tutte le età. I principali fattori di rischio sono la mancanza di igiene, la carenza di acqua e la promiscuità

Come avviene il contagio della scabbia?

Il contagio con la scabbia avviene quasi esclusivamente per trasmissione diretta da un individuo infestato…

Trasmissione sessuale

Trasmissione sessuale

Assistenza di un malato non autonomo

Scabbia nel neonato

Contatto pelle contro pelle

Contatto con indumenti o con la biancheria del letto

(sopravvivenza dell’acaro per 24-36 ore lontano dal corpo umano)

Periodo di incubazione

Da 2 a 6 settimane in caso di prima infestazione (persone che non hanno contratto la scabbia in precedenza

Da 1 a 4 giorni in caso di reinfestazione.

Ciclo vitale della scabbia

Gli acari della scabbia possono incunearsi nella cute in 2,5 minuti!! 

Le uova vengono deposte in un piccolo solco scavato nell’ epidermide

Le uova si schiudono dopo 3-4 gg e i parassiti raggiungono la maturità in 10 gg; la vita di un acaro adulto è di 28- 42 giorni

La scabbia non trasmette infezioni

Come si manifesta la scabbia – i sintomi

prurito

Il prurito diffuso con con intensificazione notturna è il sintomo principale della scabbia, principalmente se si verifica in più soggetti che coabitano. 

Può persistere per breve tempo dopo il trattamento, senza assumere il significato di fallimento terapeutico

Il prurito della scabbia si localizza principalmente in alcune sedi tipiche: 

Nel neonato tutta la superficie cutanea può essere interessata, capo compreso!

Manifestazioni cliniche della scabbia (le più frequenti) 

Cunicoli

Tragitti sinuosi scavati nello strato corneo della pelle ( lo strato più superficiale) dall’acaro femmina fecondato per deporre le uova. 

Il cunicolo è lungo da 0,5 a 1,5 cm e termina con una eminenza dove vive il parassita.

Cunicoli multipli sugli avambracci

Noduli

Escoriazioni e croste

Escoriazioni e croste

La diagnosi della scabbia 

Dermatologia clinica e diagnosi

La diagnosi della scabbia si basa sui dati clinici sopra descritti: tipologia del prurito ( che deve sempre essere presente), contatti a rischio ed esame dermoscopico diretto in ambulatorio dermatologico

Gli acari della scabbia e tantomeno le uova non si vedono ad occhio nudo, tuttavia oggi il Dermatologo dispone di uno strumento, il Dermatoscopio, che, con un ingrandimento di 20 volte e la luce polarizzata, consente con assoluta precisione l’identificazione del parassita.

L’insieme del triangolo e del cunicolo configura una immagine dermoscopica caratteristica e diagnostica per la scabbia che assomiglia ad un aereo con la sua scia ( vedi immagini)

La terapia della Scabbia: 

La terapia della scabbia si avvale prevalentemente dei seguenti farmaci

E’ consigliabile ripetere il trattamento dopo 7 giorni per eliminare gli acari nati da uova eventualmente sopravvissute alla prima applicazione

  • Ivermectina cp alla dose di 200 µg/kg (unica somministrazione) 

Periodo di contagiosità

Il periodo di contagiosità perdura sino a che gli acari e le uova non siano stati distrutti da adeguato trattamento.

Possono essere necessari 2 o più cicli di trattamento, eseguiti ad intervalli di una settimana.

Misure di profilassi ambientale della scabbia

Premesso che la scabbia è una malattia infettiva per la quale il medico che pone la diagnosi è tenuto per legge alla comunicazione agli uffici territoriali competenti, i pazienti debbono mettere in atto le seguenti misure profilattiche ambientali e dei possibili contatti: 

  • Disinfestazione della biancheria e degli effetti letterecci: Lenzuola, coperte e vestiti vanno lavati a macchina con acqua a temperatura maggiore di 60 °C; i vestiti non lavabili con acqua calda vanno tenuti da parte per una settimana (Temp< 31 °) 
  • Allontanamento da scuola o dal lavoro fino al giorno successivo a quello di inizio del trattamento.
  • Per soggetti ospedalizzati o istituzionalizzati, isolamento da contatto per 24 ore dall’inizio del trattamento.
  • Sorveglianza clinica per la ricerca di altri casi di infestazione
  • Trattamento profilattico simultaneo per i familiari e per i soggetti che abbiano avuto contatti cutanei prolungati con il caso anche in assenza di segni clinici

L’intervento di circoncisione ( Matteo Giglio)

Come si esegue, i rischi e le complicanze

L’intervento di circoncisione rappresenta una procedura chirurgica ambulatoriale che prevede l’asportazione (completa o parziale) del prepuzio, ovvero della porzione di cute peniena che ricopre il glande. Ad eccezione dei casi eseguiti per motivi religiosi-culturali, la circoncisione si realizza di solito in pazienti con problemi di fimosi, una condizione medica caratterizzata dal restringimento del prepuzio e conseguente difficoltà a scoprire il glande. Si tratta di un intervento veloce e gravato da pochi rischi intra- e post-operatori; tuttavia – data la delicatezza dei tessuti, l’importanza della regione anatomica e le gravi ripercussioni dovute ad eventuali inestetismi – deve essere realizzato da specialisti urologi – andrologi con buona esperienza.

La fimosi:

fimosi congenita circoncisione

Si parla di fimosi congenita quando il restringimento del prepuzio è presente dalla nascita. La fimosi acquisita si verifica invece come conseguenza di processi infiammatori che determinano una reazione cicatriziale del prepuzio. Fattori di rischio per l’insorgenza di queste infiammazioni del prepuzio o del glande (“postiti” o “balano-postiti”) sono rappresentati dal diabete mellito, dal lichen sclerotico e dalla scarsa igiene locale. I pazienti con fimosi congenita si rivolgono all’attenzione dell’urologo solitamente da bambini o in età adolescenziale; la fimosi acquisita si verifica più frequentemente negli adulti e negli anziani.

La fimosi può causare – oltre a difficoltà nell’igiene personale – anche problemi nella sfera sessuale che vanno da fastidi e dolore durante l’erezione fino a quadri di disfunzione erettile.

Spesso l’entità della fimosi è tale da creare problemi di scorrimento del prepuzio solo durante l’erezione. In alcuni casi invece il prepuzio risulta talmente stretto da non consentire di scoprire il glande anche a pene flaccido: questa situazione viene identificata come fimosi serrata. La fimosi serrata – soprattutto quando trascurata nel tempo – può essere una condizione predisponente per il tumore del pene: l’incidenza del carcinoma penieno, infatti, risulta notevolmente più bassa nei paesi dove la circoncisione viene eseguita per tradizione in tutti i bambini maschi.

parafimosi circoncisione

In casi estremi la fimosi serrata comporta l’impossibilità di emettere lo sperma (con quadri di infertilità) e l’incapacità di urinare (fino a situazioni di completa ritenzione urinaria). Un’altra importante complicanza della fimosi che richiede una terapia urgente è la parafimosi: una situazione medica acuta in cui il glande non può più essere riposizionato nella sua sede naturale – ovvero ricoperto dal prepuzio – e viene da questo “strozzato” con conseguente edema e dolore. Una parafimosi trascurata e non velocemente risolta può portare a situazioni estreme come la gangrena del glande.

Alcune volte la fimosi può essere associata a problemi di frenulo breve: in questi casi la circoncisione prevede anche l’esecuzione di una frenuloplastica.

Tecnica operatoria:

L’intervento viene di solito eseguito in anestesia locale realizzata mediante una serie di iniezioni alla base del pene. Queste iniezioni prevedono l’utilizzo di aghi molto sottili e quindi solitamente risultano ben tollerate dai pazienti. Le iniezioni possono comunque essere precedute dall’applicazione di una crema anestetica, in modo da ridurre la sensibilità della cute peniena. In casi particolari (come ad esempio nei bambini molto piccoli) la circoncisione può anche essere fatta in anestesia generale o peridurale.

circoncisione come si esegue

Si procede quindi all’asportazione del prepuzio fimotico attraverso due incisioni circolari parallele realizzate mediante il bisturi a lama fredda oppure il bisturi a laser. Nonostante l’utilizzo del laser venga spesso pubblicizzato e raccomandato, in realtà non vi sono sostanziali differenze in termini di risultati estetici. L’incisione distale viene eseguita circa 1 cm al di sotto del solco balano-prepuziale, mentre quella prossimale dipende dall’estensione del prepuzio coinvolto dalla fimosi.

Una volta asportato il prepuzio ed eseguita eventualmente l’incisione del frenulo, si procede all’elettrocoagulazione di eventuali vasi sanguigni (“emostasi”).

Si passa successivamente alla sutura dei due lembi del prepuzio con fili di sutura estremamente sottili e costituiti da materiale riassorbibile. Questo serve a garantire un buon risultato estetico senza dover procedere alla rimozione manuale dei punti. Al termine dell’intervento viene eseguita una medicazione semi-compressiva che andrà rimossa il giorno successivo. La durata di tutta la procedura è di circa mezzora.

Circoncisione parziale o totale:

circoncisione parziale o totale

La quantità di prepuzio da asportare in corso di circoncisione è variabile a seconda dell’estensione del tessuto fimotico. 

Quando la fimosi non è particolarmente estesa si può procedere alla circoncisione parziale: in questo caso – dopo l’intervento – sarà ancora possibile coprire parzialmente il glande con il prepuzio residuo. 

Al contrario, la circoncisione totale prevede l’asportazione di una quantità maggiore di cute prepuziale e – di conseguenza – il glande resterà completamentescoperto e in maniera permanente.

Quando possibile si cerca di eseguire l’intervento parziale, dato che risulta maggiormente conservativo e comporta un impatto minore sullo stile di vita dei pazienti. In generale è buona norma confrontarsi con il paziente prima dell’intervento e, quando la situazione lo consente, decidere insieme la quantità di tessuto da asportare.

La circoncisione totale può causare qualche disturbo legato alla sensibilità del glande che viene a perdere in modo completo la “copertura” del prepuzio: questo fastidio è comunque solo transitorio e non rappresenta mai un reale problema.

Decorso postoperatorio:

Poco tempo dopo l’operazione si può far ritorno al domicilio. Nelle prime ore è importante mantenere del ghiaccio nella zona della ferita chirurgica. Dal giorno successivo all’intervento devono essere eseguite medicazioni quotidiane con liquidi o creme disinfettanti fino alla visita di controllo. Subito dopo la medicazione il pene va protetto con garze sterili. E’ abbastanza frequente osservare un certo grado di gonfiore e arrossamento penieno (edema), soprattutto nei primi giorni dopo l’operazione. In questa fase l’edema può rendere difficile (e dolorosa) la completa scopertura del glande. Si può anche verificare qualche ematoma sottocutaneo e alcune zone peniene possono assumere un colore più scuro.

Nel giro di un paio di giorni il gonfiore tende a ridursi e il pene riprende progressivamente il suo aspetto normale. In questa fase si possono riprendere le normali attività quotidiane (scuola, lavoro) senza particolari problemi. A distanza di 7-14 giorni dalla circoncisione è buona norma sottoporsi ad una visita di controllo in modo che l’urologo possa verificare il normale decorso post-operatorio.

I punti di sutura impiegano circa 3 settimane a “cadere” spontaneamente. Dopo questo periodo si può in genere riprendere l’attività sessuale e un’eventuale attività sportiva anche impegnativa. In alcuni casi – soprattutto durante le erezioni notturne – può avvenire una prematura perdita di alcuni punti di sutura: questo evento non rappresenta (quasi) mai un problema.

Rischi e complicanze:

I rischi intra-operatori sono virtualmente assenti. Una complicanza che può insorgere a distanza di qualche ora dall’intervento è la comparsa di un ematoma tale da richiedere una successiva incisione ed evacuazione: fortunatamente questo problema è estremamente raro (e la medicazione semi-compressiva che si esegue alla fine dell’intervento ne riduce sensibilmente l’incidenza). In rari casi può avvenire una sovra-infezione della ferita chirurgica che rende più fastidioso il decorso e richiede l’utilizzo di una terapia antibiotica (topica e/o sistemica). Molto raramente la cicatrizzazione della ferita chirurgica può avvenire in modo eccessivo o abnorme e portare alla formazione di un cheloide con fimosi recidiva: questa situazione può richiedere un secondo intervento. Altre volte un risultato esteticamente infelice può derivare da errori nella tecnica chirurgica, in particolare quando l’incisione non avviene in modo simmetrico o quando si utilizza un filo di sutura troppo spesso.

In generale si può dire che la circoncisione – quando eseguita in modo corretto – comporta un rischio di complicanze post-operatorie estremamente basso e consente di risolvere con sicurezza il problema della fimosi.

PRURITO BRACHIORADIALE

Prurito barchioradiale

Il prurito brachioradiale (PBR) è una intensa e prolungata sensazione di prurito (soprattutto, ma anche di bruciore), localizzato agli arti superiori (nella regione corrispondente al muscolo brachioradiale) di origine neuropatica o radicolopatica.

Tipicamente si localizza sulla superficie dorso-laterale dell’avambraccio destro o sinistro (o  di entrambi) ed alle spalle. Colpisce maggiormente i soggetti di pelle chiara, tra i 40 e 60 anni di età.

La cute della zona interessata dal prurito non presenta alterazioni visibili, se non quelle, possibili, conseguenti al grattamento.

Il prurito tende a peggiorare di notte ed è talvolta così intenso da interferire col  sonno. Il grattamento (talvolta così violento da portare al sanguinamento) non dà sollievo ma anzi peggiora la situazione. L’applicazione di ghiaccio (o impacchi freddi) dà sollievo: tale beneficio viene considerato un criterio quasi caratteristico di questo  tipo di prurito (ice-pack sign).

Il PBR si osserva più frequentemente nei paesi tropicali e subtropicali, ma non mancano citazioni anche nei climi temperati.

Due le possibili cause (speculative e non di certezza) del danno all’innervazione cutanea:

Danno conseguente ad esposizione prolungata al sole (la parte esterna degli arti superiori, che tende a prendere più sole, è più interessata dal prurito rispetto alla parte interna).

Danno conseguente alla compressione delle radici nervose a livello della colonna cervicale (C5-C6, C6-C7).

Comunque, se non ne sono la causa diretta, molto probabilmente sono almeno dei fattori aggravanti la sintomatologia.

Il trattamento non è facile: cortisonici per via sistemica o topica, antistaminici, antinfiammatori si sono rivelati inefficaci. La capsaicina in crema allo 0.025% talvolta ha dato qualche beneficio.

Numerosi  altri trattamenti sono stati utilizzati:

  • anestetici locali (lidocaina)
  • farmaci antiansia (doxepina topica)
  • anticonvulsivanti (gabapentin)
  • antidepressivi triciclici (amitriptilina)
  • antipsicotici (pimozide, risperidone)
  • talidomide (un farmaco noto nel passato per essere stato causa di malformazioni fetali ma che si è dimostrato utile nel trattare malattie fotosensibilizzanti quali il lupus eritematoso discoide, l’eruzione polimorfa alla luce, la prurigo attinica)
  • agopuntura
  • lozioni rinfrescanti a base di canfora e mentolo
  • Manipolazioni della colonna cervicale

Le persone che soffrono di tale disturbo e vivono nelle aree molto assolate debbono proteggersi dai raggi solari indossando camicie con le maniche lunghe.

La vasectomia

La vasectomia è un metodo di contraccezione maschile sicuro, efficace e duraturo. Analisi della tecnica chirurgica, dei possibili rischi e dei costi. (Dr Matteo Giglio)

anatomia vie spermatiche

La vasectomia comporta la legatura e la sezione dei dotti deferenti, i canali deputati a veicolare gli spermatozoi prodotti nei testicoli. Rappresenta ad oggi il metodo anticoncezionale più efficace nel maschio. Si realizza con un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale della durata di pochi minuti, eseguito in anestesia locale. Si tratta di una soluzione sicura ed estremamente efficace che va considerata sostanzialmente irreversibile.

Anatomia delle vie spermatiche e composizione dello sperma:

Gli spermatozoi vengono prodotti all’interno dei tubuli seminiferi, microscopici canali presenti nei testicoli. Dai tubuli seminiferi gli spermatozoi passano in altri canali presenti negli epididimi, strutture anatomiche situate in stretto contatto con i testicoli. I canali epididimari confluiscono in unico canale del diametro di circa 2-3 millimetri, il canale deferente (o dotto deferente). Questi dotti sono lunghi circa 30 centimetri e permettono di trasportare gli spermatozoi dallo scroto fino alla prostata, dove raggiungono l’uretra. Durante l’eiaculazione, l’uretra permette di veicolare lo sperma attraverso il pene fino al meato uretrale esterno.

Gli spermatozoi rappresentano una minima quantità dello sperma, inferiore al 5%. Il resto è rappresentato dal liquido seminale, un insieme di proteine, zuccheri e minerali in larga parte prodotto dalla prostata e dalle vescichette seminali che risulta fondamentale per la nutrizione e il sostentamento degli spermatozoi stessi.

Intervento di vasectomia: la tecnica tradizionale

vasectomia tradizionale

La vasectomia tradizionale comporta due piccole incisioni cutanee eseguite alla radice dello scroto sotto anestesia locale. I canali deferenti vengono identificati, legati e sezionati. Per aumentare l’efficacia della procedura, può anche essere asportata una porzione di circa un centimetro dei canali deferenti stessi e le loro estremità possono essere cauterizzate (diatermocoagulate). L’intervento si conclude con l’apposizione di alcuni punti di sutura in materiale riassorbibile sulla cute scrotale. Si tratta di una procedura a basso rischio di complicanze. Gli effetti collaterali sono minimi e di modesta entità: in alcuni casi può verificarsi un minimo gonfiore o un lieve ematoma.

La vasectomia senza bisturi (“no-scalpel vasectomy”)

vasectomia senza bisturi

Attualmente la vasectomia tradizionale è stata quasi completamente abbandonata a favore della tecnica senza bisturi, messa a punto da un chirurgo cinese negli anni settanta. Questa variante prevede l’utilizzo di particolari pinze in grado avvicinare i canali deferenti alla cute scrotale; si usa poi un secondo strumento particolarmente “appuntito” per praticare una piccolissima apertura sulla cute ed isolare i canali deferenti dalle strutture anatomiche che li circondano. La procedura si conclude come nella tecnica tradizionale con la legatura e sezione dei canali stessi. Questo intervento può essere eseguito anche realizzando un’unica incisione della cute al centro dello scroto.

La vasectomia senza bisturi risulta più veloce, meno traumatica e fastidiosa (l’incisione cutanea è veramente piccola e in alcuni casi non prevede l’utilizzo di punti di sutura) e comporta rischi di complicanze ulteriormente ridotti. Il paziente può tornare al domicilio subito dopo l’intervento e può riprendere le attività quotidiane praticamente in tempo reale. Per l’attività sessuale, i lavori più pesanti e la pratica di sport conviene aspettare qualche giorno. E’ possibile che alle prime eiaculazioni dopo l’intervento sia presente sangue nel liquido seminale.

La sterilizzazione avviene immediatamente dopo l’intervento ?

spermatozoi

No. In generale sono necessarie 20 eiaculazioni (o circa 2 mesi) per ottenere l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale. Questo perché al momento della vasectomia una certa quantità di spermatozoi si trova nelle vie spermatiche a valle della sede dell’interruzione dei canali deferenti. Per sicurezza, prima di abbandonare altri metodi anticoncezionali, è conveniente eseguire uno spermiogramma – l’esame al microscopio in grado di dimostrare l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale.

Come cambia la sessualità del maschio dopo la vasectomia ?

Assolutamente in nulla. I testicoli continuano infatti a funzionare nello stesso identico modo di prima, sia per quanto riguarda la sintesi degli ormoni sessuali maschili (il testosterone principalmente), sia per la produzione degli spermatozoi. L’unica differenza sta nel fatto che gli spermatozoi possono procedere solamente per alcuni centimetri nelle vie spermatiche (e qui avviene poi la loro degenerazione), senza poter raggiungere la prostata e l’uretra.

sessualità

Il liquido seminale che viene emesso durante l’eiaculazione dai soggetti vasectomizzati è indistinguibile: risulta infatti praticamente invariato nella quantità, nel colore e nelle altre caratteristiche organolettiche, dato che per oltre il 95% viene prodotto dalla prostata e dalle vescichette seminali. Le differenze risiedono solamente nell’assenza degli spermatozoi, che può essere riconosciuta solo dall’esame al microscopio. Anche la sensazione che si prova durante l’eiaculazione (ovvero l’orgasmo) non subisce alcuna modificazione.

Altri aspetti della sessualità come il desiderio sessuale e l’erezione risultano immodificati, in quanto dipendenti principalmente dalla produzione ormonale testicolare.

In passato era stato ipotizzato che la vasectomia potesse determinare un rischio aumentato di sviluppare successivamente malattie tumorali ai testicoli e alla prostata e problemi di natura cardiaca. Oggi è stato dimostrato che non esiste alcun legame scientifico tra l’intervento di vasectomia e queste patologie.

La vasectomia è una procedura reversibile ?

vasectomia

La risposta è sì, ma solo in teoria. Esiste infatti una procedura inversa alla vasectomia che prevede di “ricongiungere” le due estremità dei canali deferenti sezionate precedentemente. Questo intervento (che prende il nome di vaso-vasostomia) è in realtà molto complesso date le esigue dimensioni delle strutture coinvolte e la ricanalizzazione avviene con successo solo in una minoranza di casi. Per questi motivi la vasectomia deve essere considerata in pratica una metodica irreversibile e definitiva. Deve pertanto essere riservata solo a soggetti estremamente convinti, tipicamente maschi adulti che hanno già avuto figli.

In generale – nell’ottica di eventuali ripensamenti – è sempre meglio che queste persone – prima della vasectomia – effettuino un deposito alla banca del seme. In casi estremi è sempre comunque possibile eseguire un prelievo degli spermatozoi direttamente dai testicoli o dagli epididimi (con le tecniche di TESE, PESA o microTESE) da destinare poi a procedure di fecondazione assistita.

E’ una pratica legale ?

legale

Ovviamente sì (anche perché in caso contrario non ne parleremmo in questo sito). Nonostante sia relativamente facile incontrare e parlare con medici (anche urologi!) che sostengono il contrario, la vasectomia è una procedura completamente legale. Lo è ormai da alcuni decenni, in particolare dalla promulgazione della Legge 194 del 1978.

Vantaggi della vasectomia rispetto ad altri metodi anticoncezionali:

In Italia la contraccezione non basata su metodi di barriera è quasi esclusivamente a carico della donna. I metodi impiegati sono:

  • Terapia ormonale per via orale (la “pillola anticoncezionale”)
  • Dispositivi intrauterini (“IUD” o “spirale” contraccettiva)
  • Interventi di legature delle tube

I primi due hanno il grosso vantaggio di essere reversibili ma comportano rischi non trascurabili per la donna, anche se spesso sottovalutati. La terapia ormonale determina inevitabilmente alterazioni nella produzione degli ormoni sessuali femminili con svariate conseguenze sul peso corporeo, sul tono dell’umore, su alcuni aspetti della sessualità e sul rischio di incidenza di problemi circolatori e in alcuni casi anche tumorali. I dispositivi intrauterini possono essere causa di problemi infettivi e infiammatori pelvici e devono essere ciclicamente sostituiti circa ogni 3 anni. La legatura delle tube è una soluzione irreversibile che si realizza con un intervento chirurgico decisamente più invasivo e meno semplice rispetto alla vasectomia.

In sostanza tutti i metodi anticoncezionali femminili comportano costanti disagi e/o rischi per la salute della donna e – tranne per la legatura delle tube – costi periodici. Nelle coppie che hanno deciso in modo definitivo di non avere più figli la vasectomia dovrebbe essere considerata come una possibile soluzione anticoncezionale dato che è sicura, estremamente efficace, di facile esecuzione e priva di effetti collaterali sulla sfera ormonale e sulla sessualità di chi la subisce. L’uomo che sceglie di sottoporsi a vasectomia dimostra la maturità di assumersi questa responsabilità (invece che delegarla) e il rispetto per la salute della partner. 

Per tutti questi motivi l’intervento di vasectomia è estremamente diffuso nel mondo, raggiungendo le massime percentuali di utilizzo nei paesi anglosassoni: negli Stati Uniti ogni anno 500’000 soggetti maschi si sottopongono a vasectomia. Il fatto che in Italia sia ancora relativamente poco praticata – gli uomini italiani sono tra gli ultimi in Europa a sottoporsi all’intervento – va ricercato essenzialmente in motivi culturali.

La vasectomia protegge dalle malattia a trasmissione sessuale ?

preservativo

Ovviamente no. Solo i metodi anticoncezionali di barriera (come il preservativo) hanno un ruolo protettivo su questo tipo di malattie. La vasectomia, al pari della terapia ormonale assunta per via orale, dell’uso di dispositivi intrauterini e della legatura delle tube non riduce il rischio di contagio in caso di partner affetti da malattie trasmissibili per via sessuale (come HIV, epatite C e B, sifilide, gonorrea, clamidia, ecc).

I costi della vasectomia:

Eseguita in strutture private ha un costo che può variare dai 1000 ai 2000 euro. Le differenze sono dovute al tipo di struttura e alla presenza o meno di un’assistenza anestesiologica. La vasectomia contraccettiva – non essendo una procedura terapeutica per una malattia – non può essere eseguita negli ospedali pubblici e non viene rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale. Si può invece eseguire l’intervento di vasectomia “terapeutica” in presenza di rari casi di pazienti con problemi infiammatori genitali (come epididimiti croniche/recidivanti).

Messaggio conclusivo:

La vasectomia è una procedura chirurgica ambulatoriale eseguibile in anestesia locale che porta alla sterilizzazione del maschio tramite la legatura e la sezione dei canali deferenti, le strutture anatomiche deputate al trasporto degli spermatozoi prodotti nei testicoli. E’ una pratica assolutamente legale, sicura, veloce, efficace, duratura, senza particolari rischi operatori e senza alcuna conseguenza sulla vita sessuale di chi la subisce. Il desiderio sessuale, l’erezione, l’orgasmo e l’eiaculazione risultano infatti assolutamente non modificati.

Mollusco contagioso

Il mollusco contagioso è un’infezione virale che causa l’insorgenza di papule cutanee   in grado di contagiare altri soggetti.

Il mollusco contagioso è un’infezione virale sostenuta dal “virus del mollusco contagioso”, (dal latino molluscus, vale a dire: morbido) che appartiene alla famiglia dei Poxvirus. Si tratta di un’infezione della pelle molto comune, diffusa in tutto il mondo, che colpisce soprattutto i bambini tra i 2 e i 5 anni di età.

L’incidenza, nei paesi sviluppati, è compresa tra il 5% e l’8%, e raggiunge il 20% nei paesi con clima caldo e dove il livello socio-economico è di igiene è più basso.

Questo virus causa l’insorgenza di papule con ombelicatura centrale che, nel soggetto con difese immunitarie normali, vanno incontro a risoluzione spontanea nell’arco di alcuni mesi o anni durante i quali il portatore è in grado di contagiare altri soggetti.

Il contagio avviene per contatto umano diretto con un soggetto affetto oppure attraverso gli oggetti contaminati di recente da un soggetto affetto.  E’ possibile anche la trasmissione materno-fetale.  Non c’è differenza tra i sessi, mentre una storia di eczema è presente nel 62% dei bambini colpiti. 
Negli adolescenti e giovani adulti la trasmissione avviene principalmente tramite i contatti sessuali.
Alcuni studi riportano che la diffusione del mollusco contagioso è più frequente in soggetti che frequentano piscine, tuttavia, non è stato dimostrato come e perché ciò avvenga. Si ipotizza che il virus si diffonda da persona a persona tramite asciugamani, giocattoli, tavolette, panche, bordi delle vasche, ecc,  grazie anche ad una temperatura e ad un  livello di umidità favorevoli alla sua sopravvivenza.
E’ certo che lesioni anche minime della pelle (graffi, abrasioni, lesioni della dermatite atopica, ecc) possano determinare una maggiore vulnerabilità nei confronti del virus. E’ bene sapere inoltre che il mollusco contagioso non è come l’herpes virus, che può rimanere latente per lunghi periodi di tempo e poi riapparire. Se si verifica una recidiva, dopo una completa guarigione significa che vi è stato un nuovo contatto.

Dopo un periodo di incubazione che dura tra i 15 giorni ed un massimo di 6 mesi, compaiono delle papule traslucide con ombelicatura centrale di dimensioni variabili (da 1-2 mm fino a 10 mm di diametro), spesso multiple, localizzate in qualunque sede cutanea, più frequentemente su viso e pieghe. La singola lesione tende ad accrescersi nell’arco di 6-12 settimane per poi stabilizzarsi. Successivamente, in seguito ad un trauma (es grattamento) o spontaneamente, si verifica una fase infiammatoria che porta alla guarigione della lesione in 2 o 3 mesi. La comparsa di nuovi elementi crea spesso un perpetrarsi dell’infezione che può durare fino ai 6-9 mesi, anche se raramente sono stati osservati casi di durata superiore.  
Nell’adulto è anche possibile la trasmissione per via sessuale ed in questo caso la localizzazione delle lesioni è nella zona genitale e addominale. 
Nei soggetti con deficit immunitario ci possono invece essere delle presentazioni atipiche con lesioni molto numerose (fino a centinaia di elementi), lesioni di dimensioni grandi (fino a 1 cm di diametro) oppure resistenza dei molluschi ai tentativi terapeutici

Le complicanze più frequenti  comprendono  nel 30% dei casi un  eczema attorno alla zona di cute affetta da molluschi, il cosiddetto “eczema molluscato”, un fenomeno più frequente nei soggetti atopici. Una congiuntivite cronica o una cheratite puntata superficiale possono complicare le lesioni che insorgono a livello delle palpebre. Non sono possibili complicanze a livello generale.


La diagnosi di mollusco contagioso è generalmente clinica, cioè effettuata con la semplice osservazione delle lesioni da parte del dermatologo o del pediatra ed è relativamente semplice quando si identificano diverse papule perlacee con ombelicatura centrale. In caso di dubbi la dermatoscopia migliora l’accuratezza diagnostica

La terapia del mollusco contagioso è un argomento tuttora molto dibattuto. Gli esperti si dividono tra coloro che sostengono la possibilità di astenersi dalle terapie attendendo la risoluzione spontanea delle lesioni (che avviene sempre nel soggetto immunocompetente) e coloro che invocano la necessità di un trattamento per evitare la diffusione dell’infezione sul soggetto stesso e su altri soggetti.

Non vi sono dati sufficienti per concludere quale sia la condotta migliore da adottare, l’approccio ideale dipende da una serie di fattori quali numero e sede delle lesioni, età del paziente, stato immunitario, possibilità di effettuare trattamenti ripetuti, aspettative del paziente e dei familiari.
Le terapie a disposizione comprendono:

  • Spremitura
  • Idrossido di Potassio al 10%
  • Pasta di Nitrato di argento al 40%
  • Cantaridina 0,7%
  • Podoffilotossina topica al 5%
  • Povidone-iodio al 10%+ Acido salicilico 50%
  • Crioterapia
  • Courettage
  • Diatermocoagulazione
  • Imiquimod topico
  • Cidofovir Topico
  • Tretinoina
  • Laser

Si sconsiglia di tentare di rimuovere  da soli i molluschi, infatti se  ciò non viene fatto correttamente  è facile provocare una auto infezione ed una ulteriore diffusione  del virus.

Si consiglia l’impiego di detergenti antisettici al termine della piscina

Esistono segnalazioni circa l’efficacia  di trattamenti  locali con Tea Tree Oil, trattamento omeopatico con Tuja, impiego di integratori a base di echinacee.

Prevenzione e comportamenti corretti per gli utenti
delle piscine
Solo un uso corretto della piscina da parte degli utenti può prevenire la diffusione delle infezioni legate all’acqua come il Mollusco Contagioso.
E’ fondamentale, l’uso della cuffia, la doccia, il passaggio nelle vasche con disinfettante per i piedi e il lavaggio delle mani dopo ogni utilizzo dei servizi igienici per ridurre la diffusione di germi ed eliminare residui cutanei e capelli che possono fornire substrato di crescita e di agglomerazione dei germi in acqua.

Attenersi a queste norme igieniche non è complicato. Semmai ad essere difficile, anzi imbarazzante, è trovare il coraggio di chiedere di attenervisi ai nostri compagni di corso, o ai genitori dei compagni di corso dei nostri figli se li cogliamo in atteggiamenti poco consoni.

La pronta rimozione  riduce il rischio di contagio ed è quindi raccomandata per  preservare gli altri dall’infezione.

Iperidrosi

iperidrosi

L’iperidrosi è un’ eccessiva produzione di sudore  rispetto alla quantità necessaria per mantenere una adeguata temperatura corporea.

Le regioni maggiormente interessate dall’iperidrosi  sono quelle palmari, plantari ed ascellari. Esordisce nell’ infanzia o nell’ adolescenza, si protrae nell’ età adulta e colpisce in egual misura entrambi i sessi, provocando imbarazzo, condizionamenti nella scelta della professione, difficoltà nelle relazioni sociali e perdita dell’ autostima. L’ incidenza nella popolazione generale oscilla tra 0,6-1,0%

Esistono due forme di iperidrosi, quella idiomatica e quella secondaria. L’ iperidrosi idiopatica o essenziale è molto più frequente di quella secondaria ed è strettamente legata alla sfera emotiva. Ansia e nervosismo possono aggravare o scatenare l’ iperidrosi, ma soltanto raramente è presente una patologia psichiatrica vera e propria.

La forma secondaria può essere associata a  molteplici fattori tra cui si citano ad esempio:

Forme generalizzate:  feocromocitoma, malattia di Hodgkin, menopausa, patologie neurologiche, malattie febbrili, tireotossicosi,  diabete mellito, , ipoglicemia, gotta, farmaci (antidepressivi), ecc

Forme localizzate: Sindrome di Frey, encefalite, siringomielia, herpes zoster, nevosebaceo, amartoma eccrino, mixedema pretibiale, tumore glomico

Tra le terapie vengono citate:

  • antitraspiranti (cloruro di alluminio,glutaraldeide,tannina)
  • ionoforesi
  • farmaci (psicotropi, anticolinergici)
  • curettage delle ghiandole sudoripare
  • simpaticectomia
  • omeopatia, agopuntura, fitoterapia
  • TRATTAMENTO CON TOSSINA BOTULINICA

Iperidrosi Approfondimento: a questo Link è possibile approfondire l’argomento

Il melanoma cutaneo – Prevenzione

Melanoma

L’autoispezione di tutta la superficie del corpo, unita al controllo periodico clinico e strumentale da parte dello specialista dermatologo sono le armi più efficaci per combattere il melanoma.

Melanoma introduzione

Negli ultimi dieci anni, i tumori della pelle hanno subito un vertiginoso aumento.
Per quanto riguarda il melanoma, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sanitaria che possiamo combattere primariamente con la prevenzione.

Per il melanoma, infatti, più che per gli altri tumori cutanei, la diagnosi precoce è di vitale importanza infatti se riconosciuto ed asportato tempestivamente, ha un’altissima percentuale di guarigione definitiva.

É molto importante quindi imparare a riconoscere i primi segnali di allarme di questo tumore e individuare le persone ad alto rischio.

In questo articolo si vogliono fornire alcune informazioni di base per essere in condizione di effettuare un corretto autocontrollo della pelle e conoscere le procedure diagnostiche effettuate nell’ambulatorio del dermatologo.

Che cosa sono i nei (o nevi)

Nevo composto acciottolato

La nostra pelle presenta spesso delle imperfezioni: nei, lentiggini, voglie. Il neo o nevo in sostanza è una malformazione del tessuto cutaneo, un’anomalia germinativa ed è costituito da un’insieme di cellule dette melanociti, che producono la melanina (la sostanza che colora la pelle).
Alcuni di questi nei (nei congeniti) sono presenti già alla nascita, mentre molti altri si sviluppano nel corso della vita (nei acquisiti).
Il tempo e il sole contribuiscono a far “maturare” i nei acquisiti che, specialmente se l’esposizione è stata “selvaggia” e accompagnata da numerose scottature, aumentano sulla pelle del bambino fino a raggiungere il massimo nell’adolescenza. Anche i nei congeniti, sotto l’influenza della pubertà e di altri stimoli, possono ingrandirsi e modificarsi.

Che cosa è il melanoma?

melanoma.jpg

Il melanoma è una lesione maligna della pelle che si presenta quasi sempre come una macchia scura o una piccola escrescenza di aspetto irregolare e di colore nero, brunastro e variegato che può tendere rapidamente a crescere. Il melanoma è formato dalle stesse cellule presenti nei nei che danno il colore bruno alla pelle. Purtroppo, però, dalle stesse cellule, se “impazzite”, si può formare il melanoma che inizialmente può assomigliare a un semplice neo. È quindi molto importante saper distinguere un neo comune da questo tumore aggressivo che, se preso in tempo, può essere guarito con il 100% di successo.

Un tempo i tumori della pelle colpivano soprattutto i contadini e i marinai; una delle più importanti cause scatenanti è infatti la costante e protratta esposizione ai raggi solari, i cui effetti sono amplificati dal progressivo assottigliamento della fascia dell’ozono. Oggi viene data importanza a molti altri fattori.

Quali sono le persone a rischio di melanoma

Le persone ad alto rischio sono quelle che:

  • hanno avuto un caso di melanoma in famiglia o un melanoma in passato
  • hanno pelle, capelli e occhi chiari
  • nei primi venti anni di vita, hanno subito scottature ripetute

Un altro fattore di rischio è la cosiddetta abbronzatura da impiegato o tintarella da week-end ottenuta con una esposizione solare intensa e intermittente che, impedendo alla cute di mettere in moto tutti i meccanismi fisiologici di fotoprotezione, espone il soggetto ad un maggior rischio di melanoma.
Alla luce di tutto questo, possiamo dire che, chi ha molti nei, deve sottoporsi a una visita specialistica, esporsi al sole con moderazione, evitare le ore centrali della giornata ed utilizzare prodotti schermanti, ricordando che generalmente il rischio di ammalarsi di melanoma aumenta con l’età.

L’AUTOISPEZIONE DELLA PELLE È IMPORTANTE: PUÒ SALVARCI LA VITA

  • Effettuata regolarmente e ad intervalli di tempo costanti, è il modo migliore per acquistare familiarità con i propri nei e le altre macchie della pelle.
  • Con l’aiuto di un familiare o di un amico, dobbiamo esaminare periodicamente la nostra pelle, comprese le zone di difficile raggiungimento (bocca, schiena, cuoio capelluto, natiche.

L’autoispezione corretta può svelare i segnali di allarme: i cambiamenti di un neo o l’insorgenza di un neo sospetto. Il melanoma maligno è diverso da un comune neo. Dobbiamo controllare i nostri nei prestando molta attenzione alla grandezza, forma, margini e colore


volto
Esamina la testa e il viso usando uno o entrambi, gli specchi. Con l’aiuto di un phon, sposta i capelli per esaminare il cuoio capelluto.
 3Controlla le mani comprese le unghie. Piega i gomiti e guarda con attenzione la superficie cutanea degli avambracci e sotto le braccia.
 1Esamina attentamente il collo ed il torace. Se sei una donna, guardati sotto il seno.
 5Con l’aiuto di due specchi, ispeziona la parte posteriore del collo, le spalle, la schiena, le natiche, le gambe.
 4Siediti e controlla le gambe e i piedi, compresi gli spazi tra le dita, le piante, i talloni e le unghie. Con l’aiuto di,uno specchio portatile, esamina i genitali.

L’ ABCD- E del Melanoma

Una buona guida per I’autoesame è I’ABCD-E che fornisce dei parametri di riferimento da controllare. Se si notano variazioni di uno o più parametri, è indispensabile ricorrere allo specialista in tempi brevi. Occorre fare attenzione alle irregolarità nella forma, ai margini, al colore e alla misura.

L’ABCD del Melanoma = Asimmetria, Bordi, Colore, Diametro.


asimmetria
A= ASIMMETRIALa maggior parte dei melanomi sono asimmetrici. I nei comuni sono rotondi e simmetrici. .
 bordiB= BORDII margini dei melanomi in fase iniziale sono spesso irregolari e frastagliati. I nei comuni hanno bordi regolari.
 coloriC= COLOREI nei comuni hanno una stessa tonalità di marrone. Varie sfumature di marrone o di nero sono spesso i primi segnali del melanoma; man mano che il tumore progredisce possano comparire il rosso, il bianco, il blu. Occorre inoltre prestare attenzione all’omogeneità e alla regolarità della distribuzione del colore.
 dimensioniD= DIAMETROLe dimensioni di una lesione nevica sono molto importanti. Un neo con un diametro superiore ai 5-6 mm è esposto ad un più alto rischio di trasformarsi in melanoma, anche se non sono da sottovalutare i nei di piccole dimensioni, se intensamente pigmentati e di recente comparsa in un soggetto con più di 25 anni.
 aE= EVOLUZIONEÈ sicuramente il carattere più importante. La storia di un neo, la sua comparsa recente o la sua variazione nel giro di alcune settimane o di pochi mesi può cambiare completamente la diagnosi e la prognosi della malattia
Immagini a solo scopo di esempio illustrativo.

Approfondimenti: https://www.skincancer.org/international/gli-abcde-del-melanoma/